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P.
PAOLO SFARRA - PRESENTAZIONE
Dott. Walter Capezzali, giornalista
Direttore della Biblioteca Provinciale dell'Aquila
«Centenario
della morte di P. Paolo, l'inizio di un approfondimento scientifico
e documentario sulla personalità, sull'opera e sulle benemerenze
di questo ispirato Figlio delle montagne abruzzesi».
Il
25 aprile del 1886 moriva in un villaggio cileno, Villa San Paolo,
il frate Cappuccino Padre Paolo, al secolo Antonio Sfarra, originario
di Rojo.
Aveva
68 anni, da trentotto era in terra di missione, da appena due mesi
aveva festeggiato il 50° di Professione religiosa. Era infatti
nato a Rojo il 1° giugno del 1818, e all'età di 17 anni
era entrato nella Famiglia francescana dei Cappuccini.
Forse
la nostra potrebbe apparire una forzatura storica: ma ci piace immaginare,
cento anni fa, attorno alla Salma di Padre Paolo, migliaia di fedeli
raccolti in preghiera; e non fedeli qualsiasi, ma «consacrati»,
per la precisione appartenenti alla fiera popolazione Aurucana,
indomiti oppositori dei conquistatori spagnoli, se è vero
che la loro resistenza alla «normalizzazione» spagnola,
iniziata nel lontano 1550, ancora emanava vividi sprazzi, essendosi
conclusa storicamente soltanto nel 1884, cioè due anni prima
della morte di Padre Paolo Sfarra.
Le
notizie biografiche del missionario roiano non ci permettono di
essere puntualmente documentati sull'opera di Padre Paolo.
E'
certo, però, che egli ebbe un ruolo di primissimo piano in
quell'opera di evangelizzazione (come egli la definisce nelle poche
lettere rimasteci) congiunta ad una premurosa funzione di assistenza
ed elevazione sociale: «...questi poverissimi - scriveva -
se non ci fosse il padre missionario, vivrebbero come animali...».
Ed è una vita che consuma: «...l'anni e le fatiche
mi abbreviano la vita...».
Giusto
un anno prima della morte, così scriveva ad un Confratello
della Provincia cappuccina d'Abruzzo: «... lo sto bene grazie
a Dio, nonostante della vita un poco strapazzata, che necessariamente
si passa in questi luoghi...».
E
la sua opera aveva già dato frutti mirabili, se è
vero che intorno alla sua Missione si erano radunati circa settemila
indigeni consacrati al Cristianesimo, e se è vero che già
dal 1867, per omaggio al Missionario di Rojo, le autorità
governative avevano deliberato l'intitolazione di quel popoloso
centro abitato «Villa San Paolo».
Di
Padre Paolo, leggendone le semplici espressioni epistolari, raccogliendo
le testimonianze ed i ricordi ancora vivissimi in quella lontana
terra cilena, si può dire che ebbe nella Fede, nella bontà,
nella semplicità tutta francescana, le armi per condurre
felicemente quella «conquista» spirituale che appare
come pacifica arma vincente laddove le armi del potere e della conquista
militare poco o nulla avevano ottenuto nell'arco di oltre tre secoli.
La
figura di questo missionario ci giunge, quindi, limpida e vigorosa,
e ci invita ad un momento di doverosa riflessione, ad un ricordo
che non sia di breve durata, ad una testimonianza di gratitudine
e di riconoscenza.
Il
presente opuscolo, che propone, forse episodicamente e disordinatamente,
il poco materiale che una prima ricerca ha permesso di mettere assieme,
ha quindi il solo scopo di risvegliare il ricordo e di sollecitare
l'attenzione di quanti, conterranei, confratelli, estimatori, studiosi,
abbiano motivazioni sufficienti a non far trascorrere nel silenzio
il Centenario della morte di Padre Paolo Sfarra.
Contro
il rischio cha le varie ricorrenze si trasformino, per l'appunto,
in più o meno flebile fuoco d'artificio, che tramonta all'esaurirsi
della cerimonia d'occasione, da tempo ormai si è soliti cogliere
i momenti celebrativi per trame motivi di elevazione e di approfondimento
culturale.
E'
questo che vogliamo augurarci, nel diffondere la presente pubblicazione:
che - cioè - il Centenario della morte di Padre Paolo da
Rojo, missionario cappuccino, evangelizzatore dei fieri Aurucani,
sia soltanto il segnale per l'inizio di un approfondimento scientifico
e documentario sulla personalità, sull'opera e sulle benemerenze
di questo ispirato Figlio delle montagne abruzzesi.
Dott.
Walter Capezzali, giornalista
Direttore della Biblioteca Provinciale dell'Aquila
LA FAMIGLIA
Ricerca
dì Sabatino Frutti
dai registri dell'Università di Rojo - Provincia dell'Aquila
Alle
ore 23 del 31.5.1818 nasce a Rojo Poggio in via Fiamminga Sfarra
Antonio (P. Paolo Sfarra), figlio primogenito di Sfarra Domenico
(di Antonio e Scassa Rosa) di anni 25 e di Tribuzio Domenica (di
Sante e Palumbo Berardina) di anni 21.
I
genitori di P. Paolo Sfarra si erano sposati il 5.8.1815. Domenico
e Domenica avranno altri quattro figli. Maria, nata il 25.1.1822,
Cassiodoro, nato il 23.2.1823, Sabatino, nato il 13.3.1827 e Ferdinando,
nato il 4.3.1837.
Antonio e Cassiodoro rimasero «celibi».
Degli
altri due maschi, Ferdinando sposa Tunno Angela Berardina (1842),
avendone tre figli: Domenicali (1873), Annacroce(1878) e Bernardo
(1882); Sabatino sposa Evangelista Domenica (1842) da cui nacque
Anna Maria (1881).
Sfarra
Bernardo fu Ferdinando sposa Paoletti Giovanna (1884) e dal matrimonio
nascono Antonio (1909); Ferdinando (1921), Berardina (1923).
Sfarra
Antonio fu Bernardo sposa Evangelista Erminia; dal matrimonio nasceranno
Fulvìa e Bernardo.
Sfarra
Ferdinando fu Bernardo sposta Laura da cui avrà le figlie
Betti e Giovanna.
Sfarra
Berardina sposa Rotolante Giuseppe a cui darà Rotolante Antonio,
Sfarra
Bernardino fu Antonio sposa Ciccozzi Flora: dal matrimonio nascono
M. Antonietta e Paolo (il più giovane dei pronipoti del P.
Paolo).
Sfarra
Fulvia sposa Palumbo Domenico da cui nasce Mansa.
LA
PROFESSIONE DI FEDE
«Trascrizione del documento a fianco riportato,
attestante la professione di fede di P. Paolo da Rojo»
Nel
nome del Signore, amen. :
lo Fra Paolo da Rojo novizio chierico cappuccino di anni diciassette
e mesi otto giorni venti, come apparisce alla Fede del mio battesimo,
intendo, dichiaro e protesto con mio giuramento davanti a Dio a
Voi Padre Maestro, ed infrascritti testimoni, chedov^erìdé»
io tfeiTfia^ à^ Ore 14 ed un quarto terminare l'intiero a^nb^ri^iiÉwiZ4ate^tfé
la mia solenne Professione in questa Religione Cappuccina, intendo,
dico, e protesto di farla spontaneamente, liberamente e volontariamente
con vera intenzione di obbligarmi a Dio e agli uomini con voti solenni
di Ubbidienza, Povertà e Castità, in questa religione
Cappuccina e similmente dichiaro e protesto di non avere impedimento
alcuno si canonico che Regolare, infermità contaggiosa o
incurabile, o altro, che mi possa impedire la validità di
questa mia solenne Professione, che sono per fare e intendo di farla
con mio totale, e libero consenso, escluse qualunque frode finzione
e condizione, anche mentale, cosi Iddio mi aiuti e questi santi
Evangeli che tocco colle mie proprie mani.
F. Paolo da Rojo chierico novizio cappuccino conferma come sopra.
P. Edoardo da Campobasso Maestro confermo come sopra
P. Luigi da Ofena testimonio presente
F. Casimiro di Castel del Giudice testimonio presente.
1836
LA
MORTE
Dal giornale «EL CORREO»
del 1 maggio 1886
«Una
nobile esistenza è scomparsa dallo scenario della vita. Domenica
25 del mese di aprile, alle ore nel «K> tette só&iiche
poche ore primaera H5lfeÉÉ^d«ltavMissJone di
San Paolo» nella villa omonima. ;
Paolo da Roio giunse assai giovane a Osorno per farsi carico della
Missione che i suoi Superiori gli avevano affidato. Era poco che
aveva ricevuto gli Ordini del Presbiterato quando fu destinato a
quella Missione alla quale era chiamato per la sua intelligenza,
per la sua virtù, la soavità del carattere, la modestia
e soprattutto il suo ardente zelo per il culto e l'onore di Dio.
La missione che gli toccò era di vasta estensione e una delle
più popolose, ma non aveva né casa peri il missionario
né tempio per il culto. Pieno di fede e fondata speranza,
scelse il luogo dove si trovava la popolazione e cominciò
i primi altro che la carità pubblica e la protezione di Dio.
non furono vane. In poco tempo, riunì un popolo, edificò
un tempio e gettò le basi dell'attuale «Villa»
Pieno di entusiasmo per il progresso della missione chiese ed ottenne
dal Supremo Governo l'approvazione del piano per la fondazione della
«Villa» e il 9 di settembre 1867 potè chiamarla
tale.
Con lo stesso interesse chiese e ottenne la scuola nella quale potessero
educarsi i poveri Indios affidati al suo ministero, si impegnò
a fondo per ottenere che la lìnea telegrafica che arriva
a Osorno, passasse per S. Paolo e l'ottenne.
Oggi lì si vede una popolazione fiorente, industriosa e destinata
ad essere dipartimento (Provincia). Con non minore impegno lavorò
per la educazione morale della missione. Fondò varie cappelle
nelle quali periodicamente si recava con zelo apostolico. La Villa
S. Pàolo deve a lui la sua esistenza e la sua importanza.
I pesanti lavori del suo apostolato minarono la sua salute in tal
modo che in pochi mesi si rese impossibilitato a continuare il suo
pesante ministero.
Due terzi della sua vita li dedicò al suo ministero e rimase
povero e umile come lo vuole il suo Istituto.
Nel dedicargli queste poche righe, non facciamo altro che tributare
un omaggio postumo di giustizia allo zelante Sacerdote, all'Apostolo,
all'Angelo della carità».
Santiago,
14 febbraio 1986
Lettera del Cardinal Sodano
Con
profonda soddisfazione ho appreso la notizia della prossima com¬memorazione
del Padre Paolo Sfarra di venerata memoria, nella ricor¬renza
del centenario della sua morte.
Il
nome di questo benemerito Cappuccino abruzzese, gloria di Poggio
di Rojo, vive qui in benedizione. Egli, infatti, fu uno degli artefici
dell'evangelizzazione nel Sud del Cile, soprattutto fra il popolo
araucano che tanto gli deve.
Per
trentott'anni fu l'apostolo silenzioso del Signore, annunciando
la Parola di Dio ed, allo stesso tempo, promuovendo il progresso
civile di quelle buone popolazioni.
In
particolare, il paese di Villa San Pablo, che da lui prese nome,
per¬ché a lui tutto deve, ricorda con venerazione l'insigne
missionario italiano.
La
sua salma è sepolta tutt'oggi nella parrocchia di San Pablo
ed il suo nome vive nel ricordo di tutti.
Narrano
le storie locali che quando il Padre Paolo giunse alla missione
di Pilmayquén, nel 1848, non v'era un solo cristiano. La
regione era abitata quasi esclusivamente dal gruppo etnico «mapuche»
che rifiutava ogni contatto con il mondo esterno.
Il
Padre Paolo, con il suo zelo sacerdotale e con le sue doti umane,
riuscì in pochi anni a fondare una comunità cristiana
di 7.000 abitanti.
Con
lo spirito di iniziativa, tipica di tanti pionieri italiani, il
buon Cappuccino di Rojo si sforzò affinchè Pilmayquén
avesse tutto il necessario. Vi installò perfino un telegrafo,
curato da un «mapuche», educato dal Padre Paolo (cfr.
il libro del padre cappuccino Albert Noggler - Cuatrocentos afios
de misión entre los Araucanos - pubblicato a Padre Las Casas-1972
- p. 104).
Insieme
al Padre Paolo, è giusto ricordare gli altri undici Cappuccini
italiani che, nel 1848, vennero in Cile, fondando la Prefettura
Apostolica dell'Araucanìa. Vennero, poi, dall'Italia numerosi
altri missionari, per più di cinquant'anni, fino a quando,
nel 1901, vi subentrarono i Cappuc¬cini Bavaresi. Quella Prefettura
Apostolica, in seguito, fu elevata a Vicariato Apostolico: è
l'attuale Vicariato Apostolico dell'Araucania, con sede a Villarica,
a 800 kilometri al sud di Santiago, nella cosiddetta regione dei
laghi. L'attuale Vicario Apostolico è il Vescovó cappuccino
Mons. Sixto Parzinger. Egli è coadiuvato oggi da ben 30 sacerdoti
locali, oltre alfa trentina di Cappuccini d'origine tedesca.
Va
precisato che Villa San Pablo, ove lavorò il compianto Padre
Paolo Sfarra, si trova ora nel territorio della diocesi di Osorno,
crea¬ta nel 1955, con territorio dismembrato dal Vicariato Apostolico
dell'Araucanìa. La Chiesa parrocchiale tutta in legno (come
in genere sono le Chiese nel Cile meridionale) è molto bella
ed il Parroco, Don Sergio Reiser, è molto attivo e zelante.
Tanto
il Vicariato Apostolico dell'Araucanìa, quanto la diocesi
di Osor¬no, si uniscono, per il tramite di questa Nunziatura
Apostolica, alle celebrazioni del centenario del ritorno alla casa
del Padre dell'indimenticato Padre Paolo Sfarra.
Da
parte mia, sono sicuro che tale commemorazione; susciterà
nella gioventù abruzzese nuove vocazioni missionarie, che
continuino l'opera di tanti operai del Vangelo, i cui nomi sono
scritti nei libri della vita.
A
Lei, come a tutti i promotori di tali celebrazioni, giunga il mio
saluto e la mia benedizione.
II parroco di San Pablo, Don Sergio Reiser, mi ha mandato te foto
qui unite della Chiesa Parrocchiale, costruita nel secolo scorso
dal compianto Padre Paolo. In una lettera, a me indirizzata, spiega
poi che l’immagine della Madonna di Roio, donata dal cardinale
Confalonieri già Vescovo dell'Aquila, al precedente Vescovo
di Osorno, Mons. Valdès, Cappuccino, più di venti
anni fa, non ha ancora avuto una sistemazione defìnitiva
e la si vorrebbe ora mettere su un monolito, al l'ingresso di detta
cittadina. Il Sacerdote Sergio Reiser mi ha poi confermato che i
resti mortali del Padre Paolo riposano nella Chiesa Parrocchiale,
vicino atta parete destra del tempio, davanti ad un altare laterale.
Sulta tomba vi è una lapide di marmo che lo ricorda, sfidando
gli anni.
Anche a San Pablo si commemorerà il centenario della morte
del Padre Paolo, considerato giustamente, dalle autorità
e dal popolo, come il fondatore della cittadina. Rinnovati ossequi.
Con la mia benedizione.
Angelo
Sodano
Arcivescovo titolare dì Nova di Cesare - Nunzio Apostolico
in Cile
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